La scuola si interroga. Questione di prospettiva.

Con Giuliana Mori - Dirigente Scolastica del Liceo Tacito di Roma - ci conosciamo da anni, e con una lunga consuetudine di scambio e collaborazione professionale. Ora ci troviamo in due punti di osservazione distinti: io in pensione e Giuliana sul campo. Dunque non ci muoviamo sul terreno di una classica e formale intervista, ma su quello di una chiacchierata, che però rendiamo pubblica.
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Allora, tanto per partire in quarta: come vedi le prospettive della scuola nello scenario attuale della politica italiana e delle sue criticità?

Di solito non sono affatto pessimista, ma questa volta sì. Troppe difficoltà, troppa incertezza, troppo poco riconoscimento...
 

Politiche contraddittorie e solo contrastive dell'avversario politico, con conflittualità che si scarica sulla scuola? Oppure il tema scuola di fatto in secondo o terzo piano?

In ultimo piano purtroppo, nonostante la buona scuola l'abbia messa in primo piano, ma non è bastato.
 

Siamo alla fase finale dell'a.s. 2017-2018, la riforma de "la buona scuola" è del 2015. Vogliamo provare a dire un paio di cose che ti convincono ed un paio che non vanno?

Ti rispondo in modo schematico, altrimenti si rischia un piccolo trattato di politica scolastica.
Positività: l'organico potenziato, che però ha gestione molto complessa, da specificare meglio normativamente. E poi l'alternanza scuola/lavoro, rispetto alla quale ho perplessità però sul monte ore troppo elevato.
Negatività: nessuna valorizzazione del ruolo del Dirigente Scolastico. Altro elemento critico, il bonus, che non aiuta la comunità educante. Meglio definire un percorso di carriera docente, con la descrizione esplicita delle molteplici attività che un docente svolge: didattica d'aula, orientamento, alternanza scuola-lavoro, animazione digitale, inclusione su difficoltà e disagi vari degli alunni ecc. Ancora molto triste mi sembra il rapporto tra Dirigente Scolastico e Ufficio Scolastico Regionale e Uffici provinciali. La gestione degli organici infatti appare avulsa dalla realtà scolastica; tali uffici non conoscono le scuole, il loro funzionamento, le loro criticità e con il loro modo di ragionare compromettono progettualità e attività, perché non assegnano le giuste competenze a quella scuola che svolge quelle particolari attività. Troppi trasferimenti, i docenti dovrebbero rimanere almeno tre anni, troppi part time, dottorati, comandi che riempiono la scuola di supplenti. Occorre stabilità del corpo docente, magari fissata da una percentuale di Istituto oltre la quale non si deve andare. E ribadisco, sono favorevole all'idea di definire contrattualmente e come profilo professionale una carriera docente: anzi la prima cosa da fare per la scuola.
 

Hai fatto riferimento più volte alla alternanza scuola-lavoro. Tu dirigi un Istituto superiore, dunque lo vedi come un nodo strategico?

Sì, e complessivamente positivo. Il sistema dell 'alternanza scuola-lavoro si coniuga con un'idea di scuola aperta al mondo esterno, come agenzia formativa e culturale che prepara e avvia all'esplorazione di quel mondo che viene dopo la scuola. Da assestare il tiro sul piano organizzativo e sul monte ore, ma la linea di scuola aperta, come dicevo, è giusta.
 

Comunque la si pensi, il sistema scuola sta vivendo un periodo tutt'altro che felice. Uno dei tanti nodi critici è la difficile triangolazione educativo-formativa docenti/studenti/genitori. L'aumento costante della conflittualità pone una domanda: questo nodo è politico, sociale e professionale oppure addirittura antropologico/culturale?

Tutti gli aspetti messi insieme. La scuola deve tornare ad essere autorevole, quindi a far rispettare le regole e di conseguenza le sanzioni, senza eccedere nella severità, ma facendo applicare le regole, che ci sono, vedi le sanzioni disciplinari per gli studenti, e per i docenti. Rispetto alla famiglia sembrano indispensabili indicazioni alte e chiare dalle varie figure istituzionali, dal Presidente della Repubblica al Ministero dell'istruzione, che rimettano nel giusto ruolo i genitori che devono rispettare la professionalità dei docenti, come quella dei medici, degli avvocati ecc. Se i docenti sbagliano vanno sanzionati, ma ognuno al suo posto, più difesa della fttnzione docente rispetto al ruolo delle famiglie.
 

II punto di osservazione del Dirigente Scolastico non può non avere il giovane in formazione come centro della propria strategia professionale. Questo ho sempre pensato...

Certamente.
 

Ma oggi lo studente ti sembra che sia più un giovane da proteggere o un giovane da formare al pensiero critico? In altri termini, un giovane davanti al quale sgombrare gli ostacoli o da attrezzare ad affrontare gli ostacoli?

Indubbiamente un giovane da formare al pensiero critico. Lo studente va accolto ed ha i suoi diritti.

del resto fissati anche dalle norme scolastiche oltre che dalle leggi generali

...appunto, però dobbiamo ricordargli anche i suoi doveri, difficili da rispettare, ma solo in questo passaggio penso che possa crescere. E questo dobbiamo far capire alle famiglie, che per crescere bisogna attraversare le difficoltà. Insomma, per rispondere alla tua domanda, un giovane da attrezzare ad affrontare gli ostacoli.
 

In tanti anni di lavoro docente e dirigente ho sempre avvertito la Scuola come parte costitutiva e strategica di un sistema - istituzionale, culturale e sociopolitico. Ti sembra ragionevole dire che invece in questi ultimi anni sia diventata parte di un fenomeno antisistema — pagando il prezzo di questo in termini di perdita di identità e di spaesamento — oppure è una impressione più mediatica che realistica?

No, è sensazione e preoccupazione che avverto anche io. E penso che il sistema dei media trasmetta una immagine negativa della scuola, non so se per convinzione o per esigenza di fare scoop. Certamente non racconta mai le cose di qualità della scuola. E'chiaro che fa più notizia l'accadimento negativo eclatante, che non il vissuto quotidiano positivo del lavoro di docenti e studenti. Lo possiamo capire mediaticamente, ma non per questo condividere ed accettare. Se la scuola avesse la forza, che deve trovare in se stessa, di riconfermare la sua identità, che è quella di formare cittadini consapevoli, non sarebbe in balia del sistema mediatico. La scuola deve affermare con forza la sua identità, le ragioni della sua esistenza. Ribadisco: le ragioni della sua esistenza...
 

Hai ragione, oggi è in qualche modo a rischio addirittura questo, in modo forse non diffusamente consapevole ma effettivo, di fronte al dilagare di altri soggetti come agenzie formative forti.

Esattamente così e dunque riaffermare con forza la propria identità e ragion d'essere.
 

E in questo scenario, di identità e credito sociale da mantenere o riconquistare, si inserisce anche il tema della innovazione didattico/pedagogica, che in molti casi tende a rovesciare l'approccio didattico classico docente/discente.

Indubbiamente è tema strategico, per chi lavora nella scuola e per chi ci studia. Credo che ci sia tanto da sperimentare, però dando sempre centralità - e con molta attenzione ai processi di apprendimento degli studenti (che sono appunto tali, processi/percorsi), e a come si trasformano...

che è il senso vero e profondo dell'idea stessa di formazione: la trasformazione

...e lasciando sempre spazio centrale alla riflessione ed al coinvolgimento.
 

La domanda è scontata, ma viene naturale, quasi inevitabile. Media, rete, social hanno un ruolo imponente nella formazione delle giovani generazioni. Per la scuola è un confronto impari oppure potrebbe concretizzarsi un percorso integrato e virtuoso: nativi digitali perfettamente scolarizzati?

Guarda, lo dico con chiarezza, senza opportunismi di maniera: la scuola è altro rispetto al digitale. Il digitale per la scuola deve essere strumento, e su questo apprezzare le capacità degli studenti, la loro predisposizione; ma la scuola è altro, è contenuti, è sapere, è connessione di saperi, è ragionamento, è consapevolezza, è relazionalità. Questo è scuola. E solo la scuola è TUTTO QUESTO ASSIEME.
 

Sono d'accordo. Tanto d'accordo: la vera battaglia di identità e di funzione, irrinunciabile per la scuola. E in questo impegno e in questa prospettiva di mission, come vedi la questione Autonomia scolastica?

Autonomia scolastica sì!! Tutto è migliorabile e si può resettare, ma Autonomia sì, imprescindibile. Però Uffici Scolastici Regionali ed Amministrazione centrale e locale al servizio delle scuole e non viceversa. Lo dico con rispetto e realismo, ma con chiarezza. Il nostro (Dirigente Scolastico e Docente) è un lavoro molto più difficile, persino creativo, con una propria professionalità unica: in questo senso credo sia da rigettare questo ruolo gerarchico in senso amministrativista nel sistema scuola e della scuola nei confronti della/delle Amministrazione/i. Autonomia significa responsabilità e parità di livello.
 

Insomma a lavorare nella scuola non ci si annoia davvero!! Tu mi conosci, e lo sai: non avevo nessuna voglia di andare in pensione, e proprio per la bellezza di questo lavoro, di questa funzione.

Lo so, e lo capisco.
 

Sai, in definitiva, cosa mi manca di più?

Gli studenti
 

Proprio così. Buon lavoro.


Di Carlo Mari.

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