Scuola italiana multietnica: area critica a 18 anni

La scuola italiana è già multietnica, si è già scritto tre anni fa su questo sito, con ampio dettaglio. È cambiato qualcosa in questi ultimi tre anni? Per rispondere, utilizzeremo i dati pubblicati dal MIUR il 29 marzo scorso, riferiti all’anno scolastico 2016-17 in un corposo dossier di 81 pagine (Focus sugli alunni con cittadinanza non italiana).

Di fronte all’impennata che il fenomeno registrava nei primi anni di questo secolo, assistiamo ad un vistoso rallentamento. I ragazzi e le ragazze con cittadinanza non italiana nelle nostre scuole sono oggi 826 mila, un numero non troppo lontano dagli 803 mila di tre anni prima. Invece nei tre anni precedenti (2011-2014) l’aumento era stato massiccio, perché quasi 90 mila studenti stranieri si erano aggiunti ai 710 mila del 2011.

Gli incrementi via via più contenuti negli ultimi anni sono dovuti sia alla contrazione dei nuovi arrivi, sia all’acquisizione della cittadinanza italiana da parte dei nuclei familiari con più lunga permanenza in Italia (oltre 200 mila persone solo l’ultimo anno, il 2016). In questo caso, i ragazzi - prima stranieri – ovviamente transitano nella popolazione scolastica con cittadinanza italiana.

Grafico 1 – Alunni con cittadinanza non italiana (valori assoluti) - AA.SS. 1983/1984 - 2016/2017

In percentuale, gli stranieri oggi rappresentano il 9,4% degli studenti delle scuole di ogni ordine e grado, percentuale che varia però nei diversi ordini di scuola, raggiungendo il massimo nella scuola per l’infanzia e nelle elementari (rispettivamente: 10,7 e 10,8), valori intermedi alle medie inferiori (9,7) e più bassi nella secondaria di II grado (7,1), scuola che registra contemporaneamente la presenza più bassa di studenti stranieri e tuttavia l’aumento maggiore negli ultimi anni (+ 61% rispetto al 2008, pag.13 del Dossier del MIUR).

Se i nati in Italia (la cosiddetta “seconda generazione”) rappresentavano già tre anni fa la maggioranza degli alunni con cittadinanza non italiana (51,8% nel 2014), nel 2017 arrivano al 60,9%, proporzione che è massima nella scuola per l’infanzia (85,3) e minima nella secondaria (26,9).

In generale, si può dire che la presenza degli studenti stranieri è ormai un fenomeno “assestato” nella scuola primaria, mentre è in piena evoluzione negli ordini di scuola superiore, dove in questi anni aumenta molto la quota degli studenti stranieri, e comincia a diventare via via più importante, al loro interno, la parte dei “nati in Italia” (pag.19 del Dossier MIUR).

Dal punto di vista del bacino di alimentazione della popolazione scolastica, i “non cittadini” nati in Italia rappresentano l’unica componente attiva della demografia scolastica. Lo illustra bene questo grafico, contenuto a pag. 19 del Dossier, che mette a confronto le variazioni intervenute nell’ultimo anno per ciascuna delle tre componenti:

  • alunni con cittadinanza italiana, che diminuiscono di oltre 96 mila unità
  • nati in Italia, con cittadinanza straniera (+24 mila)
  • stranieri nati all’estero, che diminuiscono di 13 mila.

Grafico 8 - Variazione degli alunni tra gli AA.SS. 2016/2017 e 2015/2016 per Stato di nascita e di cittadinanza.

L’inserimento degli stranieri nella scuola italiana è un compito in misura maggiore assolto dalla scuola statale, dove essi rappresentano il 9,7% degli alunni, contro il 7,4 nelle scuole non statali. Per di più, su 100 alunni stranieri presenti in una scuola non statale, oltre i 2/3 sono bambini che frequentano una scuola per l’infanzia. Gli altri ordini di scuola, nelle scuole non statali, ne sono investiti in misura molto minore.

Valori assoluti in migliaia

Le differenze più sensibili fra alunni italiani e stranieri si registrano nella scelta della secondaria di secondo grado, dove, a fronte di una quota di ragazzi stranieri pari al 7,1% per l’insieme delle tipologie, i licei ne accolgono solo il 4,1%, gli istituti tecnici l’8,5 e i professionali il 12,5.

In particolare, il classico ha solo un modesto 1,6% di studenti stranieri. Lo lamenta anche "lavoce.info" il sito economico per eccellenza, da sempre un po’ “bocconiano”: Perché è un problema se nei licei ci sono pochi stranieri.

I tassi di scolarità degli stranieri sono prossimi a quelli degli italiani sia nella fascia di età 6-13 anni (intorno al 100%), sia nella fascia 14-16 anni, corrispondente al primo triennio di secondaria di II grado (nella quale scendono al 90%). Alla fine della secondaria, a 17 e 18 anni di età, il tasso di scolarità degli stranieri scende invece fino al 64,8%, rispetto all’80,9% degli italiani.

Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, l’abbandono scolastico investe in misura assai più preoccupante i ragazzi rispetto alle ragazze. Per le ragazze il tasso di scolarità scende molto meno, passando dal 93,1% al 73,9% laddove per i ragazzi diciassettenni esso crolla dal 91,7% al 57,7%.

Due punti critici quindi si evidenziano nel corso di vita tipico di uno studente straniero: all’inizio, un basso inserimento nella scuola dell’infanzia (solo il 77% dei bambini stranieri la frequenta, contro il 96% di quelli italiani - pag. 10 del Dossier - fatto che pregiudica l’apprendimento della lingua, soprattutto per chi appartiene a gruppi linguistici lontani da quello italiano) ed un abbandono precoce negli ultimi anni della secondaria, soprattutto per i ragazzi.

Con tutti questi limiti, forse la scuola - specie la scuola pubblica - riesce ad esercitare ancora il suo ruolo di ascensore sociale almeno per una parte dei ragazzi stranieri (specialmente le ragazze). Ma vale la pena pensare a come renderla per tutti un luogo amico, dove si possano sviluppare le proprie capacità.


Di Mara Gasbarrone, esperta di mercato del lavoro, relazioni industriali, statistica demografica, ha lavorato al Censis, all’ENI e in Confindustria. Cura il blog “Avanzi di cucina”.

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