Riprendiamo il percorso

Gentili Lettrici, Gentili Lettori, il sito connessionescuola riparte. Siamo stati fermi per oltre un anno. Impegni vari personali e professionali ci hanno costretto ad una lunga pausa, ma senza alcuna intenzione di chiudere i battenti. E infatti abbiamo comunque mantenuto il sito in rete e in linea, in attesa di riprendere il cammino con la stessa passione di prima. Ed ora ci siamo. Si riparte e con la barra dritta nella direzione di quanto espresso nel manifesto con cui avevamo avviato la nostra attività e che secondo noi vale oggi più che mai. Per noi, la scuola nella testa, la scuola nel cuore, la scuola nella partecipazione. La scuola, ma non solo. La scuola nella società, la scuola nel contesto di un presente sempre più complesso e di un futuro sempre più da scoprire: probabilmente sempre più inesplorato.
Ma anche appassionante, perché una cosa ci sembra indubitabile: non siamo di fronte ad un’epoca di cambiamenti, bensì ad un cambio d’epoca.
Il che deve giustamente preoccupare, ma anche impegnare senza paure, per una prospettiva da costruire e che per ciò stesso non può non postulare analisi e sintesi ad un tempo, e dunque pensiero critico. La scuola non c’entra con tutto questo? Eccome! Anzi, è – o dovrebbe essere – il suo terreno naturale d’azione. Per dirla con espressione abusata ma appropriata: la sua mission.  
Da quando ci siamo fermati con i nostri articoli fino ad oggi, sembra davvero passata un’era; invece è passato solo un anno e mezzo. Eppure ci si trova ad affrontare e a confrontarsi con questioni di spessore assoluto, di complessità forse inattesa.  
Per il loro legame diretto e profondo con l’universo della formazione dei giovani ci piace qui citare almeno alcuni temi di fondo: il ruolo sempre più decisivo e sempre più problematico dei social e dei media, nonché delle tecnologie in generale; l’esito   - certo non da routine politica - delle vicende elettorali in Italia, in Europa e nel mondo; il rapporto sempre più sfilacciato fra opinione pubblica e scuola; lo sbandamento crescente, sconcertante e allarmante nella triangolazione relazionale docenti-genitori-studenti. Il tutto inscritto dentro le trasformazioni profonde del mondo del lavoro e del mercato del lavoro; le battaglie, ma anche le resistenze all’affermarsi dei diritti civili, in molteplici campi, a cominciare da quello del ruolo della donna; la questione epocale delle migrazioni dal sud del mondo verso paesi “più benestanti”, ma che a loro volta vivono una fase di trasformazione critica, per non dire di declino. Temi e problemi ovviamente tutt’altro che nuovi, ma che in questo ultimo biennio sembrano aver avuto una accelerazione di centralità travolgente e di fenomenologia fuori controllo. E non siamo al di là della scuola o fuori dai suoi orizzonti o dai suoi compiti. Tutto questo anzi interroga nel profondo proprio il mondo della formazione, scolastica e universitaria; e ci interroga su cosa chiediamo alla formazione, su quale direzione di marcia assegnarle, su quale visione prospettica e strategica poggiarla. E nello specifico circoscritto della scuola italiana, ci interroga sul se, come e verso dove muovere la riforma varata dal Governo Renzi, che dopo due completi anni scolastici di attuazione (o non attuazione?) dovrà affrontare una valutazione di merito: il tutto con onestà intellettuale, persino con spregiudicatezza di giudizio, ma con realismo, se davvero si intende pensare al futuro dei nostri giovani; e della nostra società. 
E non sembri retorica. Anzi, insistiamo ostinatamente proprio nel dire che rispondere alle domande “quale idea di scuola, quale idea di docente, quale idea di studente”, vuol dire rispondere tout court alla domanda “quale idea di paese”.  Sono problemi e questioni enormi che avrebbero – e avranno - bisogno di una società civile lucida e onesta con se stessa, capace anche di esprimere una classe dirigente all’altezza, ed opportunamente lungimirante. Per carità, noi con il nostro sito siamo sì e no una goccia minuscola in un oceano smisurato. Ma almeno una cosa piccolissima possiamo farla: creare una occasione in più di dibattere, approfondire, capire, confrontarsi, sulla scuola e sul contesto più generale.
E per questo confidiamo nella collaborazione di chi vorrà contribuire a questo interscambio e confronto sul nostro sito.
Perché in una fase di grandi incertezze, insicurezze e fragilità, in cui il virtuale prende il sopravvento sul reale, la manipolazione dialettica sull’argomentazione razionale, il gioco al ribasso sul respiro lungo, la semplificazione sulla curiositas, la chiusura difensiva sull’apertura costruttiva, almeno di una cosa restiamo convinti: cultura e pensiero critico sono la vera carta da giocare, tanto potente quanto pacifica. E tutto questo vuol dire scuola, vuol dire formazione.  Noi ci crediamo.

 

Post scriptum semiserio… o semidrammatico. 

Di tutto questo scenario sociale ed antropologico sfibrato e di problematica definizione, potremmo assumere come immagine emblematica, di plastica evidenza, la docente (peraltro con difficoltà motorie) nei giorni scorsi legata in aula ad una sedia dai suoi alunni di prima superiore – cioè adolescenti – e presa a calci, nel mentre altri alunni giravano il video e lo postavano su instagram. Senza parole. La soglia della criticità superata, o meglio la soglia di una umanità asfittica superata.
E però no, contrordine: la vicenda è stata poi negata o ridimensionata dal Preside (sic) e dai genitori degli alunni (ci mancherebbe). Non era vero niente. Dieci alunni hanno solo accerchiato la docente, derisa, offesa, le hanno infilato un nastro adesivo nella borsa e allontanato la cattedra appena lei tentava di avvicinarsi. “Le hanno solo mancato di rispetto”.
Ah va beh! Allora tutto bene. Ora siamo tutti più tranquilli. E poi son bravi ragazzi, dicono in coro preside e genitori, senza precedenti e hanno buoni voti. E per giunta si sono scusati, ha aggiunto la docente stessa in uno slancio irenico, perdonante e consolatorio, identico a quello di un’altra docente nei mesi scorsi colpita in viso con un coltello in aula da un suo studente bricconcello (“e poi si sa come sono i ragazzi”!!  cioè, come sono ?)
Sì, davvero ci sentiamo più tranquilli ……….....  o no?    
Francamente, piaccia o no ai genitori avvocati dei figli, ai docenti dalla identità sballottata, ai presidi minimizzatori (me compreso), ai giornalisti sovente davvero ineffabili, ci sembrano in verità – senza alcun moralismo, ma per puro buon senso - vicende emblematiche di un quadro valoriale da resettare completamente, senza farsi prendere da ansie nostalgiche del bel tempo che fu, ma senza negarsi ad un impegno construens che non ammette ipocrisie, rimozioni, semplificazioni banalizzanti,  rinvii.


Di Carlo Mari

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