Scuola superiore e status docente in Germania

Tra i luoghi comuni che infestano come dei mantra i mass media italiani, occupa una posizione non irrilevante quello sul fatto che gli insegnanti in Italia sarebbero pagati relativamente poco ma in cambio di garanzie iperprotettive, facile accesso ai ruoli, scarsa qualificazione, aggiornamenti aleatori e volatili, orari ridotti rispetto a quelli dei colleghi europei, tre mesi di ferie estive che in altri paesi non esisterebbero, ecc.
Vedremo in quest’articolo, attraverso un confronto con il sistema tedesco di formazione, reclutamento e retribuzione degli insegnanti, che si tratta di una sfilza di luoghi comuni in gran parte privi di fondamento. Anzi, cercheremo in particolare di dimostrare i seguenti tre punti:

  1. Gli insegnanti tedeschi non sono più qualificati e meglio selezionati di quelli italiani: è anzi piuttosto vero il contrario.
  2. Gli insegnanti tedeschi sono in effetti meglio retribuiti di quelli italiani, ma non è per nulla vero che lavorino per un numero di ore significativamente più cospicuo.
  3. Le ferie sono lunghe anche in Germania, benché diversamente distribuite. 
    Bisogna comunque partire da alcune caratteristiche del sistema scolastico tedesco, per capire come si formino gli insegnanti in Germania e che tipo di lavoro svolgano.

Cenni sul sistema delle scuole superiori

Il sistema scolastico tedesco si articola in tre rami principali, successivi ai primi quattro anni delle scuole elementari (nella maggior parte delle regioni, mentre in altri Länder le elementari durano sei anni, come a Berlino, che, in quanto città-regione, gode di ampia autonomia per il suo sistema scolastico), comuni a tutti i bambini: il primo ramo è la cosiddetta Hauptschule, che dura cinque anni e che corrisponde grosso modo al nostro Istituto professionale; il secondo è la cosiddetta Realschule, che dura sei anni (fino a quella che si chiama  decima classe) e che corrisponde grosso modo al nostro Istituto tecnico; il terzo ramo coincide con il Gymnasium, che dura nella maggior parte dei Länder otto anni, mentre in alcuni ancora nove (corrisponde all’incirca ai nostri diversi licei). La riduzione di un anno della durata del Gymnasium (cosiddetto sistema G8) ha, tra l’altro, suscitato polemiche e moti di resipiscenza, sicché in alcuni Länder si sta seriamente pensando di fare marcia indietro e di ripristinare il Gymnasium di nove anni, cosa che dovrebbe indurre molti riformatori italiani, sempre pronti a seguire le sirene europee in chiave demagogica, a rimeditare su quest’aspetto e a frenare gli entusiasmi sull’ipotesi di riduzione di un anno della nostra scuola secondaria. A questo modello tripartito (erede di quello introdotto nel XVIII secolo in Prussia, e a sua volta basato sul sistema austriaco creato nel 1774 da Maria Teresa d’Asburgo), si affianca quella che si chiama Gesamtschule o anche Gemeinschaftsschule, dove, dopo i primi dieci anni (considerando anche le elementari), è possibile aggiungere un anno integrativo e procedere senza soluzione di continuità in uno studio di carattere liceale, arrivando così alla maturità con tredici anni di scuola.
Un sistema così strutturato sembrerebbe improntato a criteri fortemente meritocratici ed elitari, ma non mancano le criticità e i problemi irrisolti. Da un lato, infatti, appare criticabile la scelta precoce dell’indirizzo secondario, effettuata già dopo i primi quattro anni di scuola elementare. Dall’altro lato, appare sorprendente che in Germania non vi sia, o non vi sia più (tranne casi residuali, che continuano con numeri di iscritti ridottissimi la gloriosa tradizione dell’humanistisches Gymnasium di Wilhelm von Humboldt e Immanuel Niethammer), qualcosa di simile al liceo classico italiano, ossia una scuola con un curriculum di studi fortemente incentrato sulle lingue antiche, la filosofia e la storia dell’arte, materie da noi obbligatorie per cinque o per tre anni in quella tipologia scolastica. Infatti, con alcune eccezioni a Monaco, Berlino e Norimberga, il greco antico non è un insegnamento obbligatorio in nessun liceo tedesco, benché vi siano licei che lo propongono in opzione rispetto a una terza lingua straniera moderna (di solito il francese, ma anche l’italiano o lo spagnolo). Secondo Markus A. Gruber, dell’Università di Regensburg, la percentuale di studenti che nei licei pubblici, religiosi e privati studiano il greco antico si attesta sullo 0,53 per cento. Peraltro, lo stesso studio del latino, che in passato connotava come un segno “distintivo” la borghesia medio-alta, ha perso il suo antico carattere di esclusività (in tutta la Germania studiano il latino il 31,6% degli alunni dei licei, il che corrisponde ad approssimativamente il 9% di tutti gli studenti delle scuole secondarie). In molte scuole questo carattere di esclusività elitaria per l’educazione delle future classi dirigenti viene progressivamente assunto da altre opzioni, quali possono essere corsi bilingui (in tedesco ed inglese) di economia, o insegnamenti potenziati di matematica ed altre materie scientifiche. In ogni caso, abbiamo potuto constatare che nel liceo più tradizionale di Monaco di Baviera, il Wilhelmsgymnasium, il latino è obbligatorio per i primi cinque anni (dato che cominciano a studiarlo dal primo anno di Gymnasium, subito dopo la quarta elementare), ma negli ultimi tre anni diventa facoltativo e si può sostituire con una lingua straniera moderna, nella fattispecie l'italiano (e altrove il francese, ad esempio). Anche il greco antico in quel liceo è obbligatorio per tre anni, ma negli ultimi due anni diventa anch’esso materia facoltativa, sicché non più di venti studenti nell’intero liceo scelgono di sostenere una prova di greco all’esame di maturità (il cosiddetto Abitur), ossia meno di una sola classe terminale di un liceo italiano. In alternativa, gli studenti approfondiscono tedesco, inglese, latino e soprattutto matematica, che viene in effetti studiata a un livello superiore rispetto al nostro, paragonabile a quello di un buon liceo scientifico (mentre la filosofia, nella patria di Kant ed Hegel, risulta pressoché assente nei curricula scolastici, se non come materia facoltativa con pochissime ore o inserita dentro una disciplina chiamata Ethik, che in realtà è l’insegnamento alternativo per i non avvalentisi delle ore di religione cattolica o protestante).

I docenti: percorso e professionalità

In questo contesto, i docenti tedeschi, che si chiamano Lehrer (termine, come l’inglese teacher, generico e comunque comprendente i docenti di ogni tipo di scuola, mentre l’appellativo Professor è riservato esclusivamente ai docenti universitari), devono frequentare un corso di formazione (Ausbildung), al termine del quale si qualificheranno come Angestellte (impiegati) o Beamte (funzionari) pubblici. La formazione avviene presso le università o le cosiddette scuole pedagogiche di alta formazione (Pädagogische Hochschulen). I docenti di scuola superiore devono frequentare sei semestri per la laurea breve (Bachelor) e quattro semestri per la laurea Magistrale (Master), ridotti a due per i docenti di scuola elementare. La differenza rispetto al nostro sistema consiste essenzialmente nel fatto che in Germania si decide di intraprendere il percorso che porterà a diventare insegnanti fin dal primo anno di università.
Peraltro, gli insegnanti di scuola (talora designati anche con il termine di “pedagoghi”, Pädagogen) non devono solo trasmettere il sapere, le abilità e le competenze disciplinari, ma anche modi di comportamento e strutture assiologiche, a cui gli alunni si abitueranno progressivamente a fare riferimento.
Pertanto, fin dall’inizio degli studi universitari chi decide di intraprendere la professione di insegnante dovrà studiare due materie fondamentali (Hauptfächer), che possono anche essere di scarsa affinità (ad esempio letteratura tedesca e biologia, matematica e letteratura inglese, letteratura latina e fisica, chimica ed educazione fisica), a cui aggiungerà insegnamenti complementari (Nebenfächer) di tipo pedagogico-didattico (ad esempio scienze dell’educazione, psicologia, sociologia), e dovrà altresì assolvere dei tirocini formativi (Schulpraktika). La formazione vera e propria dei docenti avviene in due fasi successive al Master (una volta chiamato Magister), anche se sta sviluppandosi un modello che prevede l’integrazione del tirocinio durante gli anni di laurea magistrale. In ogni caso, è ben difficile, a differenza che in Italia, trovare docenti di scuola secondaria che proseguano studi ulteriori per conseguire ad esempio il dottorato di ricerca o la cosiddetta Habilitation, ossia una sorta di superdottorato per certi versi simile alla nostra recente abilitazione scientifica nazionale. Soprattutto nelle materie scientifiche, il docente tedesco è in via prioritaria un didatta delle discipline che insegna e non uno scienziato specialista di una materia che ha poi intrapreso la via dell’insegnamento. In Italia, un docente di matematica è prima di tutto un laureato in matematica o in fisica, con un curriculum di studi orientato alla ricerca, e solo in una fase successiva sceglie di intraprendere la carriera dell’insegnamento. In Germania, la combinazione di materie eterogenee, per cui è perfino possibile insegnare insieme matematica ed educazione fisica, determina una figura di insegnante secondario meno specializzato e più distante dal mondo della ricerca accademica (con varie eccezioni soprattutto nelle discipline umanistiche, dove non è raro incontrare docenti di tedesco ed inglese con un discreto curriculum scientifico-accademico alle spalle. Curriculum che spesso è ancora migliore per i docenti di latino e greco, i quali tuttavia sono un numero molto limitato all'interno del corpo docente tedesco, sulla scorta di quanto abbiamo spiegato precedentemente). Ma in generale, se si deve rintracciare un rapporto tra scuola e università, si potrà semmai riscontrare che molti docenti di scuola conseguono dottorati in scienze dell’educazione.
Nel modello usuale, dopo il conseguimento del Master, si deve sostenere un primo esame di Stato (Staatsexam), a cui segue la vera e propria preparazione alla professione di insegnante, designata con il termine Refendariat, una sorta di apprendistato biennale (può durare da 18 a 24 mesi e viene pagato in media 1000 euro netti mensili. Si noti la differenza rispetto al nostro Tirocinio formativo attivo, nel quale sono gli specializzandi che devono pagare le tasse, in media di 2500 euro annui. La SSIS almeno prevedeva delle borse di studio per i meno abbienti, che per il TFA sono raramente contemplate, a causa dei tagli imposti dalle leggi varate allorché Tremonti era il titolare del dicastero dell’Economia e delle Finanze). Al termine del Refendariat, si deve affrontare un secondo esame di Stato, consistente in una prova scritta e in varie prove centrate sull’idea di valutare le performances didattiche sul campo.
Molta importanza nel tirocinio viene data all’abilità comunicativa, alle strategie retoriche e alle modalità di impostazione delle lezioni, che non devono essere meramente frontali, ma puntare a sviluppare negli studenti il gusto per la discussione critica e per la costruzione di reti concettuali. I dirigenti scolastici, coadiuvati da un corpo ispettivo nominato dalle autorità dei singoli Länder, controllano spesso le lezioni, esprimendo le loro valutazioni che possono concorrere a determinare accelerazioni nella carriera degli insegnanti.
I docenti vengono reclutati su base regionale, secondo le necessità dei singoli Länder. In alcuni Länder la scelta degli insegnanti è delegata alle singole scuole, con il rischio che vengano computate anche abilità marginali, come la direzione di un coro.
Ma per lo più i Länder nel reclutare gli insegnanti si basano su graduatorie compilate avendo come parametri i voti dei due esami di Stato e sulle combinazioni di materie (Bestenliste). Non esiste nulla di simile, pertanto, ai nostri concorsi a cattedra. Attualmente quindi, il docente italiano, con la doppia selezione costituita dal TFA (con preselezione, concorso di ammissione, esami in itinere ed esame finale), e dal concorso ordinario a cattedra (con prova preselettiva, scritti e lezione simulata), è sicuramente selezionato in modo più rigoroso di quello tedesco. Semmai, la differenza rilevante è che in Germania non sono mai esistiti sanatorie e provvedimenti di immissione in ruolo ope legis, il che spiega perché i docenti tedeschi godano di maggiore reputazione. Se poi a questa reputazione corrisponda realmente un livello più elevato, è una questione che lasciamo qui impregiudicata.

I docenti e la retribuzione

Per quanto riguarda le retribuzioni, bisogna innanzitutto considerare che i docenti di liceo vengono inquadrati in diversi gradi o qualifiche, a ciascuno dei quali corrisponde anche un determinato livello stipendiale, ossia Studienrat (letteralmente “consigliere di studi”, A13), Oberstudienrat (“consigliere di studi superiore”, A14) e Studiendirektor (“direttore di studi”, A15). L’ultima qualifica in realtà designa chi già ricopre un ruolo manageriale e può fungere da preside di scuole di piccole dimensioni, mentre al livello finale si colloca l’Oberstudiendirektor (“direttore di studi superiore”, A16), ossia il vero e proprio dirigente scolastico, che può anche insegnare per un numero di ore molto limitato, di solito non più di sei. Il passaggio dall’una all’altra qualifica, comprese quelle dirigenziali, avviene su domanda, tramite una sorta di carriera interna, previa una serie di accertamenti e di valutazioni effettuate per lo più da organi valutativi ed ispettivi esterni alle singole scuole. Alle qualifiche corrispondono per lo più diversi e più complessi compiti organizzativi. Non viene tanto valutato un presunto “merito” quanto le capacità relazionali, gestionali e di organizzazione della didattica.
A titolo esemplificativo, secondo le fonti del Ministero Federale per l’Istruzione del Land Renania-Palatinato (Ministerium für Bildung, Wissenschaft, Weiterbildung und Kultur des Landes Rheinland-Pfalz), un insegnante tedesco a livello di Studienrat guadagna da 3400 a 4600 euro lordi al mese, a seconda di anzianità, assegni familiari, ed altre variabili. Se ottiene la promozione ad Obenstudienrat, arriva a circa 5000 euro lordi al mese. Il che vuol dire, approssimativamente, 3300-3500 euro netti. Analoghi stipendi si riscontrano anche in altri Länder, con il picco massimo raggiunto in Baviera (per cui alleghiamo un prospetto dei diversi scaglioni stipendiali - in fondo).

I docenti, le ferie e le ore di insegnamento

Quanto alle ore di insegnamento, variano da Land a Land: nel Nordrhein-Westfalen sono 27,5; in Baviera sono 25,5. Ma bisogna considerare che ogni ora dura 45 minuti, sicché le 18 ore italiane, di 60 minuti, corrispondono in realtà a 24 ore “tedesche”, con uno stipendio che è circa la metà.
I docenti hanno inoltre diritto a un anno sabbatico, con rinuncia a una parte della retribuzione, ossia con la riduzione di una percentuale pari a un settimo dello stipendio mensile, che può essere anche distribuita su vari anni.
Per quanto riguarda infine le ferie, bisogna considerare che, grazie anche alle diverse condizioni climatiche, i docenti tedeschi dispongono di diversi periodi di ferie distribuiti nel corso dell’anno, e non invece concentrati a Natale e d’estate come nelle scuole italiane. Le sospensioni della didattica variano anch’esse da Land a Land, ma grosso modo si può riscontrare quasi dappertutto il seguente quadro delle ferie: una settimana a novembre, due a Natale, una settimana a Carnevale, due settimane a Pasqua,  due settimane per la Pentecoste e un mese e mezzo d’estate. A ciò si deve aggiungere che nei periodi di ferie le scuole rimangono effettivamente chiuse se non per le normali pratiche amministrative e gli esami di maturità (gli unici, perché non esistono quelli di terza media) non si effettuano mai dopo la fine delle lezioni, come avviene in Italia: semmai alcune prove vengono addirittura anticipate all’inizio del secondo quadrimestre, per non concentrare tutto in un’unica soluzione.
In conclusione, il sistema tedesco si differenzia in vari punti da quello italiano, e sarebbe vano e velleitario ispirarci ad esso per ridisegnare l’architettura della nostra scuola. Ma per quanto riguarda le modalità di formazione, assunzione e carriera dei docenti, sarebbe forse opportuno prenderlo a modello, soprattutto per quanto attiene ai diversi livelli stipendiali, mentre meno convincente ci sembra la radicale alterità che sussiste tra i docenti delle scuole secondarie e quelli dell’università.


Bibliografia:


Prospetto dei diversi scaglioni stipendiali tedeschi e bavaresi


Di Teodosio Orlando, dottore di ricerca in filosofia, docente di ruolo di filosofia e storia presso il liceo classico statale “Dante Alighieri” di Roma. Laureatosi in filosofia presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, dopo periodi di studio a Tübingen, Bochum, Cambridge e Ginevra, ha conseguito il dottorato di ricerca in filosofia presso l’Università di Firenze nel 1995. Ha lavorato per l’Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche di RAI Educational e per il Dizionario Devoto-Oli della lingua italiana, edito da Le Monnier. Dal 2007 al 2009 si è occupato di formazione degli insegnanti, come supervisore del tirocinio presso la SSIS Lazio (Università di Roma Tre), e dal 2011 al 2013 ha insegnato filosofia e italiano presso la Scuola Europea di Monaco di Baviera. (Email: teodosio.orlando@gmail.com)

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