Lauree abilitanti: approfondiamo insieme

Nel mio articolo Il merito di qualità del 22 dicembre 2014 ho parlato di lauree quasi abilitanti rifacendomi al progetto della cosiddetta Buona scuola del governo Renzi, in particolare il capitolo 1, intitolato «Assumere tutti i docenti di cui la buona scuola ha bisogno», che ho citato ampiamente.

In realtà, l’idea di contrarre ulteriormente il periodo di formazione dei docenti di scuola secondaria (passato dal 4+2, laurea quadriennale v. o.+SSIS, al 3+2+2, laurea triennale+laurea magistrale+SSIS, al 3+2+1, laurea triennale+laurea magistrale+TFA) è un’evoluzione di quanto disposto nel Decreto ministeriale 10 settembre 2010, n. 249: Regolamento concernente: «Definizione della disciplina dei requisiti e delle modalità della formazione iniziale degli insegnanti della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo e secondo grado, ai sensi dell’articolo 2, comma 416, della legge 24 dicembre 2007, n. 244».

In questo decreto, all’art. 3, si individuavano i percorsi formativi «preordinati, per tutte le classi di abilitazione all'insegnamento, all'acquisizione delle competenze» disciplinari, psico-pedagogiche, metodologico-didattiche, organizzative, relazionali necessarie allo sviluppo e al sostegno dell’autonomia e  «a far raggiungere agli allievi i risultati di apprendimento previsti dall’ordinamento vigente».

Per l'insegnamento nella scuola secondaria di primo e secondo grado, i percorsi formativi prevedevano un corso di laurea magistrale biennale e un successivo anno di tirocinio formativo attivo, in sigla TFA.  Lo stesso decreto, all’art. 8, stabilisce che la laurea magistrale seguita dal successivo tirocinio attivo sia una laurea con una curvatura didattica, e che sia frequentata in base a un «numero programmato con prova di accesso al relativo corso»; mentre lo svolgimento del tirocinio formativo attivo comprende un esame con valore abilitante.

Nella fase transitoria, che dura tuttora, il numero programmato non riguarda la laurea magistrale specifica, che ancora deve essere istituita, bensì il tirocinio formativo stesso, per accedere al quale bisogna superare un concorso, non meno difficile (anzi, dopo che con il concorso ordinario bandito da Profumo nel 2012 vennero cambiate le regole previgenti, forse più difficile e con commissioni di livello scientifico ben superiore) di quello per accedere alla cattedra. Secondo l’art. 15, comma 5, «La prova, che mira a verificare le conoscenze disciplinari relative alle materie oggetto di insegnamento della classe di abilitazione, si articola in un test preliminare, in una prova scritta e in una prova orale».

Nel Disegno di legge del governo Renzi (Disposizioni in materia di autonomia scolastica, offerta formativa, assunzioni e formazione del personale docente, dirigenza, edilizia scolastica e semplificazione amministrativa), come ha osservato l’ispettore Max Bruschi, il «regime di abilitazione e lo “status” di abilitato non sono modificati di una virgola».

Infatti, la revisione delle procedure di abilitazione è demandata a un decreto legislativo da emanare successivamente, entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della legge, una volta approvata: all’art. 21 (Delega al Governo in materia di Sistema Nazionale di Istruzione e Formazione), comma 2, lettera c), il disegno di legge si limita a ipotizzare genericamente: il «1) riordino complessivo del sistema per il conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento nell’ambito dei corsi di laurea magistrale mediante l’inclusione del percorso abilitativo all’interno di quello universitario e il conseguente superamento dell’attuale percorso di tirocinio formativo attivo»; la «2) definizione dei nuovi percorsi di formazione iniziale che comprendano gli ambiti sia delle materie caratterizzanti sia di quelle relative alla didattica disciplinare»; la «3) previsione all’interno del percorso di laurea abilitante di un periodo di tirocinio professionale» (quando sarebbe collocato questo tirocinio è una questione de iure condendo; secondo il parere degli attuali capi dipartimento dell’istruzione e dell’università, Luciano Chiappetta e Marco Mancini, si potrebbe ipotizzare  che al termine del biennio, prima di sostenere l’esame di laurea, si dovrà espletare un tirocinio semestrale in un istituto scolastico al termine del quale ci sarà una valutazione da parte della scuola ed eventualmente l'abilitazione. In caso di valutazione negativa il tirocinante potrà ripetere solo un’altra volta il “periodo di prova” nella scuola).

Tuttavia, tenendo conto che questa è una semplice norma di rinvio e anche di delegazione, e osservando altresì che alcune sentenze del TAR e del Consiglio di Stato suggeriscono fortemente la continuità delle procedure di abilitazione, l’indirizzo politico attuale del Ministero sembrerebbe orientato a mantenere in vigore i percorsi di Tirocinio Formativo Attivo finché non entrerà a regime la riforma dei percorsi abilitativi.

Sempre secondo l’ispettore Bruschi, sarebbero ipotizzabili quattro cicli ulteriori di TFA, in quanto servirà un anno almeno per emanare il decreto legislativo dal momento dell’approvazione della legge (2015/2016); un anno per aggiornare gli ordinamenti didattici delle istituzioni accademiche (2016/2017); i primi immatricolati a queste lauree abilitanti si presenterebbero nel 2017/18 e i primi laureati nel 2018/19; in questo biennio ci dovrebbe comunque essere una sovrapposizione con il TFA, al fine di garantire la possibilità di abilitarsi ai laureati magistrali nella fase di transizione.

Dovrebbero altresì essere previste forme di transizione per chi ha già conseguito la laurea magistrale non abilitante e voglia comunque dedicarsi all’insegnamento. In questo caso, dovrà probabilmente superare ugualmente il concorso per l’accesso alla laurea magistrale abilitante, ma avrà notevoli sconti in termini di esami e di CFU da ottenere. Del resto, questa laurea magistrale abilitante diverrà una sorta di biennio di specializzazione professionalizzante con una precisa curvatura didattica e a numero rigidamente programmato: i posti corrisponderanno al fabbisogno di organico da assumere a tempo indeterminato per una determinata classe di concorso per l'insegnamento.


Di Teodosio Orlando, dottore di ricerca in filosofia, docente di ruolo di filosofia e storia presso il liceo classico statale “Dante Alighieri” di Roma. Laureatosi in filosofia presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, dopo periodi di studio a Tübingen, Bochum, Cambridge e Ginevra, ha conseguito il dottorato di ricerca in filosofia presso l’Università di Firenze nel 1995. Ha lavorato per l’Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche di RAI Educational e per il Dizionario Devoto-Oli della lingua italiana, edito da Le Monnier. Dal 2007 al 2009 si è occupato di formazione degli insegnanti, come supervisore del tirocinio presso la SSIS Lazio (Università di Roma Tre), e dal 2011 al 2013 ha insegnato filosofia e italiano presso la Scuola Europea di Monaco di Baviera. (Email: teodosio.orlando@gmail.com)

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