Problemi della scuola e ricerca di equilibrio

Riforma, didattica, cultura, gestione. Abbiamo rivolto alcune domande alla Dirigente Scolastica del Liceo Mamiani di Roma, Tiziana Sallusti, che ringraziamo.

Il P.O.F. (piano offerta formativa) con la riforma è diventato P.T.O.F. (piano triennale offerta formativa). La scuola è pronta ad affrontare nella propria progettazione/programmazione un simile cambiamento di impostazione a più ampio respiro e a più lungo termine? 

Il Piano dell'offerta formativa, a mio avviso, è già da molto tempo pluriennale sotto molti aspetti: nella Scuola progettare soltanto per un anno è un po' limitativo. I docenti non possono fare a meno di considerare la pluriennalità dei progetti di ampio respiro, caratterizzanti della propria scuola, legati alle specifiche esigenze degli studenti e del territorio in cui operano. Ovviamente ogni anno il Pof  si arricchisce di alcuni nuovi progetti e ne disimplementa altri non più aderenti alle esigenze della scuola. Certo, sarebbe veramente importante avere la certezza delle risorse economiche e di personale presenti nella scuola. Ad esempio avere contezza del numero e della classe di concorso dei docenti del nuovo organico potenziato sarebbe per noi molto importante. Ad oggi non abbiamo nessuna notizia certa per progettare in tal senso. Speriamo che l'organico potenziato sia aderente alle richieste fatte e sia realmente pluriennale, staremo a vedere!

 

Sempre più strategica, per una buona scuola, appare la formazione dei docenti, in ingresso e in itinere. Come state affrontando questo impegno programmatico relativo all'aggiornamento?

La formazione iniziale in ingresso ed in itinere è un nodo essenziale: insegnanti preparati e che continuino a studiare e ad aggiornarsi sono alla base di una scuola rinnovata, complessa, all'altezza delle sfide che il nuovo sistema culturale e sociale ci pone. La Legge 107/2015 ci dice che "la formazione in servizio dei docenti di ruolo è obbligatoria, permanente e strutturale" . Questa è realmente la chiave di volta del miglioramento della Scuola ed implica fondi, consapevolezza dei docenti e dei dirigenti che devono saper orientare l'aggiornamento, esserne parte attiva e propositiva. Le tematiche sono molte, ma ritengo che, a prescindere dalla necessità di un aggiornamento disciplinare, sia necessaria l'acquisizione di competenze pedagogiche relative alla valutazione, alla metacognizione, alla progettazione di una didattica personalizzata, per i ragazzi con Dsa, per gli studenti diversamente abili.

 

In questi giorni si è verificata una nuova tragedia durante una gita scolastica, con la morte di un ragazzo diciassettenne a Milano. Una Dirigente Scolastica ha scritto in proposito un articolo su un quotidiano sostenendo, e argomentando ampiamente, che le gite scolastiche, meglio ancora i viaggi di istruzione (quindi con pernottamenti) andrebbero ormai evitati, se non addirittura aboliti. Qual è il suo giudizio?

I viaggi di istruzione (e non le gite!) sono momenti importanti di socializzazione e di apprendimento e come tali dovrebbero sempre essere progettati e realizzati. Le classi devono essere preparate accuratamente, sia riguardo al senso di responsabilità dei ragazzi, sia rispetto all'aspetto didattico. Sicuramente i ragazzi di oggi viaggiano molto ed allora è necessario proporre mete alternative, itinerari legati al programma e non soltanto capitali dispersive come Amsterdam e Barcellona, città splendide, ma che sicuramente saranno visitate dai ragazzi nel corso della loro vita. Detto questo ci sono due questioni: una è quella della forte responsabilità che i Dirigenti e i Docenti si assumono nel momento in cui accettano di accompagnare delle classi, l'altra è quella della mancanza di una diaria, di un compenso. Rispetto al primo punto credo che i docenti, in tutta coscienza e professionalità, debbano creare le condizioni oggettive affinché i ragazzi siano vigilati e in sicurezza, ma poi sono loro, i nostri studenti, a doversi comportare correttamente. I miei alunni sanno che, qualora fossero così immaturi da tenere comportamenti poco rispettosi delle indicazioni dei Docenti, non effettuerebbero più viaggi di istruzione nei restanti anni e ci sarebbero sicuramente sanzioni disciplinari. Sicuramente il rischio che accadano delle tragedie c'è, è innegabile, ma questo non deve paralizzarci, quanto renderci ancora più attenti e consapevoli.

Rispetto al secondo punto il consiglio di Istituto del Liceo Mamiani ha deliberato che ciascun docente accompagnatore sia retribuito nella misura di 50,00 € al giorno come rimborso spese. Questi fondi provengono in parte dal fondo dell'istituzione scolastica ed in parte dal contributo volontario.

 

Gli ultimi dati ministeriali in tema di iscrizioni alle scuole superiori parlano di un fortissimo calo in tutta Italia di iscritti al liceo classico (a favore non tanto del liceo scientifico, quanto di licei linguistici e tecnologici e dell’istruzione tecnico/professionale), probabilmente effetto anche, ma non solo, della riforma Gelmini. Tendenza che, a quanto si è potuto constatare, viene salutata con un certo favore, oltre che dal Ministero stesso, da opinione pubblica e media, come una manifestazione di modernizzazione della scuola italiana. E’ così?

I numeri parlano da soli e, purtroppo, si rileva una generale diminuzione di iscrizioni al Liceo Classico. L'offerta formativa è molto variegata, le richieste del mondo del lavoro sembrano essere indirizzate a competenze diverse da quelle che mira a sviluppare il Liceo classico. La mia opinione rispetto a questa realtà considera due aspetti: il primo è quello che il liceo classico non deve essere snaturato aggiungendo o togliendo ore o discipline, deve mantenere la sua identità. Quello che dovrebbe modificarsi è il metodo di insegnamento, gli strumenti, gli stimoli. Dobbiamo fare in modo che i nostri studenti si innamorino delle discipline classiche, vi scorgano l'eterna attualità, il valore, la bellezza! Il secondo aspetto concerne la necessità  di ripensare al mondo della scuola come meramente utilitaristico e finalizzato all'imparare a fare una cosa ben specifica. La formazione liceale è ad ampio spettro, completa e complessa: i ragazzi che si diplomano in un liceo classico possono affrontare qualsiasi percorso universitario con successo. Sono in genere abituati a studiare molto, a connettere le conoscenze, a leggere testi complessi, ad approfondire le tematiche. Non credo esista un liceo fuori moda, credo che purtroppo esistano alcune tendenze a valorizzare il tecnicismo. Errore letale per la formazione di una società dove, ad esempio, tutti dobbiamo saper usare la tecnologia, è vero, ma dove, per rimanere a galla, ci si richiede pensiero divergente, forte impegno, inventiva, creatività. Il Liceo classico può sviluppare tutte queste abilità in modo eccellente!

 

Oggi va prendendo piede (USA e Finlandia paesi guida) una idea di scuola e di didattica definita della “classe capovolta” (flipped classroom). Niente didattica frontale; il docente è un insegnante/social, un comunicatore, un coordinatore, un facilitatore, produttore esso stesso di contenuti digitali; lo studente prima approccia a casa i contenuti del sapere, fra libri e rete, poi in aula sotto la guida di quel tipo di docente pratica una didattica laboratoriale, ad un tempo di gruppo e personalizzata. In Italia qualche Istituto già la sta realizzando e si vanno diffondendo convegni divulgativi e corsi di formazione in proposito. Qual è il suo giudizio?

Anche qui, a costo di sembrare banale e "antica" (come dicono i miei studenti!), ritengo che l'equilibrio e la misura siano alla base del proficuo processo di apprendimento/insegnamento. L'innovazione metodologica e tecnologica è alla base di un buon processo di apprendimento-insegnamento. La metodologia “Classi capovolte” ha la finalità di far sì che tutti gli studenti siano preparati sul tema assegnato integrandosi con i compagni con modalità di peer education. L’uso di dispositivi digitali è inclusivo e facilitante soprattutto per gli allievi DSA e gli alunni disabili. Tale metodologia didattica flipped mira ad avvicinare l’insegnamento scolastico agli stili cognitivi e di apprendimento dei nostri studenti, sempre più variegati e in continua evoluzione, anche per via dello sviluppo tecnologico. Tuttavia credo non si possa prescindere dalla lezione frontale, che deve farsi sicuramente più partecipata ed interdisciplinare.

L'insegnante oggi è sicuramente anche social, è anche un facilitatore, è certamente più tecnologico, più aperto a nuovi metodi e contenuti e deve guidare lo studente a decodificare i contenuti dei libri e dei materiali presenti nel web. Una volta acquisiti questi strumenti di comprensione sarà più facile essere autonomi nella costruzione del proprio sapere.

 

La riforma prevede una pratica, di fatto curricolare, dell’alternanza scuola/lavoro; non iniziative estemporanee, bensì  inserite in modo strutturale nella didattica, obbligatorie non solo per l’istruzione tecnico/professionale, ma anche per i licei. Qual è la sua opinione e come pensate nel vostro liceo di corrispondere a questo nuovo impianto formativo?

Trasferire completamente il concetto di alternanza scuola/lavoro dall'istruzione tecnico/professionale ai licei  è un'azione azzardata, ma proporre agli studenti attività guidate, fuori della scuola, nel mondo del lavoro, è una svolta importante. Il Liceo Mamiani si è attivato fin dall'anno scorso presso musei romani, università, Archivio di Stato, Associazioni professionali, case editrici ed è stata una esperienza formativa di altissimo valore non soltanto per le competenze acquisite, quanto per lo sviluppo di una grande autonomia decisionale, progettuale, operativa. Gli studenti del IV e V anno hanno condotto attività sia di mattina che di pomeriggio, dapprima guidati da un docente tutor, poi sempre più autonomamente. Per questo nuovo anno prevediamo altre sinergie ed attività legate al mondo della ricerca, dell'archeologia, dell'imprenditoria giovanile, della simulazione d'impresa.

Gli studenti sono molto interessati e hanno manifestato grande senso di responsabilità nel portare avanti il progetto costruito insieme al loro tutor e agli Enti interessati. Ovviamente, anche in questo campo è necessario investire risorse, stipulare convenzioni con Enti qualitativamente elevati è costoso, anche i tutor interni devono essere retribuiti per l'attività di progettazione e l'attuazione dei percorsi.

 

 

Ringraziamo la Dirigente Scolastica Tiziana Sallusti del Liceo Mamiani di Roma per la disponibilità ed il contributo di riflessioni


Di Carlo Mari

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