Se lo stipendio diventa una concessione

Il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone sembra non indovinarne una. Ogni volta che dice qualcosa diventa oggetto di critiche e, soprattutto, di ironia. Dopo la questione delle occupazioni, è stata la volta del compenso dei supplenti. È successo che il governo, il 12 dicembre, ha sbloccato 64 milioni di euro per pagare finalmente i supplenti che da settembre a novembre hanno lavorato e non hanno ancora percepito un soldo. Se uno ci pensa, è un fatto grave che lo Stato abbia tutto questo ritardo nella retribuzione di un lavoro. Faraone invece, tutto contento, ha scritto che si tratta di un gesto politico di grande rilevanza. È un chiaro segnale che questo governo sta investendo molto nella scuola e non intende penalizzare chi, come i docenti e il personale ausiliario tecnico e amministrativo, lavora ogni giorno per il funzionamento dei nostri istituti”.

Anche in questo caso, più ancora che per le esternazioni sulle occupazioni, sarebbe fin troppo facile ridicolizzare un comunicato del genere. Dunque, provo ad andare al sodo. La scuola è stata talmente maltrattata che nel momento in cui si compie un atto che dovrebbe essere considerato scontato, perlopiù con colpevole ritardo, quello stesso atto viene spacciato per un gesto di rottura, un atto rivoluzionario. Sarebbe come definire “buono” uno che prende a schiaffi in faccia un altro che però ha sempre preso pugni, su quella faccia.

Le buone intenzioni espresse in alcune parti de La buona scuola in questo modo rischiano di trasformarsi nel loro esatto opposto. Per Renzi & company questa è un’eccellente occasione per cambiare le cose. Ma con questi lapsus la vedo dura. Anche chi come me è disposto a mettersi in discussione, ad accettare cambiamenti radicali purché sensati, a mettersi in gioco con la questione del merito, a rischiare, potrebbe dopo un po’ stancarsi e chiudersi a riccio. Se il cambiamento della scuola viene gestito con questa mediocrità, o semplicemente ingenuità (non voglio pensare alla cattiva fede del sottosegretario), si combinano solo pasticci. Alle parole devono seguire i fatti. Non si fanno le nozze con i fichi in chiesa. E neanche a scuola. Ma soprattutto la meritocrazia deve iniziare dall’alto.


Di Tony Saccucci

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