L'ora di non lezione

L’altro giorno sono entrato nella mia prima liceo classico ma non ho tenuto la lezione. Il pomeriggio precedente avevo avuto i consigli di classe e, al solito, l’indomani mattina mi sembrava di avere davanti una realtà diversa da quella che mi ero costruito dall’inizio dell’anno. Comincia a diventare un problema serio, questo mio. Così, d’istinto ho preso un libro che avevo in borsa e ho iniziato a leggerne un passo agli studenti: “Quando un insegnante entra in aula (o quando un padre prende la parola in famiglia), deve ogni volta guadagnare il silenzio che onora la sua parola, non potendosi più appoggiare sulla forza della tradizione – che nel frattempo si è sbriciolata – ma facendo appello alla sola forza dei suoi atti. Ogni volta che un insegnante entra in classe si deve confrontare con la propria solitudine”; e ho continuato sulla crisi sociale della scuola leggendo altri pezzi. Avrei dovuto spiegare lo scontro tra Federico Barbarossa e i Comuni, l’altro giorno. O in alternativa Protagora di Abdera, per filosofia. Mi sono invece dilungato su questo discorso della crisi del rapporto insegnanti-genitori-studenti, la questione dell’evaporazione della figura dell’insegnante e del padre. A quel punto, quasi terminata l’ora, ho voluto sottolineare che quella che avevo tenuto non era stata una lezione e mi sono scusato con loro. E ho precisato che dal punto di vista giuridico avrei potuto avere dei problemi. Perché no? Quel libro e quel discorso non stanno nella programmazione (che ho consegnato pochi giorni fa con tanto di griglia di valutazione, di obiettivi in termini di competenze conoscenze capacità e blablabla). Un genitore potrebbe tuttora impugnare la questione. In tutti i casi, eventuale galera a parte, ho chiesto agli studenti se avevano voglia di dirmi cos’era rimasto loro dell’ora appena passata. Visto che mancavano solo cinque minuti, ho chiesto di scriverlo su un foglio.

Forse una nonlezione per loro, ma per me e spero per altri un monito. Leggetevi Giulia:

Per me la scuola dovrebbe essere così, com’è stata oggi. In quest’ora sento di aver imparato qualcosa. Di solito torno a casa e sento di aver buttato il mio tempo. Vorrei uscire da scuola felice di aver imparato qualcosa in più dentro di me. Purtroppo non è così. Oggi però qualcosa è cambiato.

La lezione dovrebbe essere un rapporto solido tra professore e alunno. Anche parlando di un libro qualsiasi si può fare scuola, si riesce a parlare più apertamente e si imparano più cose proprio perché si è più liberi. Il compito di un professore non è quello di ostentare le sue conoscenze con i propri alunni ma è quello di scambiare. Se ho imparato qualcosa finora è che ognuno ha una sua visione dei fatti e anche un parere diverso sui fatti stessi. Avere la possibilità di confrontarsi con una persona con più conoscenza ed esperienza è un grande arricchimento. Della lezione di oggi, oltre al libro letto e ai discorsi fatti, mi è rimasta l’idea del rapporto con il professore che per me è molto importante.

Quindi grazie per la lezione di oggi.

Ah… non sono d’accordo sul fatto che la figura del professore è decaduta, sicuramente è cambiata, ma un bravo professore riesce a trasmettere molto come persona.

Caro Renzi, cara Giannini, cari colleghi, io sono a favore del merito, sono a favore del portfolio, sono contrario al blocco degli scatti di anzianità, sono contrario alla scuola azienda, sono contrario alla scuola mummificata e impigrita dal garantismo, sono a favore dell’assunzione dei precari senza se e senza ma, e sono a favore e contro mille altre cose: ho le mie idee, le scrivo su un giornale, qualcuno è d’accordo qualcuno mi critica. Il dibattito è acceso sulla buona e sulla cattiva scuola. Tra colleghi abbiamo, meno male, posizioni diverse. E ci sono scioperi e manifestazioni e sono ripartite le occupazioni e di nuovo blablabla. Ma, caro Renzi e cara Giannini, state attenti perché la scuola è una cosa piuttosto delicata. Lo dico a voi per ricordalo anche a me e a tutti noi. Cambiare certamente, in qualche senso cambiare, ma manipolare con cura. Molta cura, perché il materiale umano con cui abbiamo a che fare non è materiale. È spirito.


Di Tony Saccucci

Tutti i diritti riservati

Da http://www.metronews.it/blog/prima-ora/lora-di-non-lezione.html