Il merito e l’Italia

E’ importante, è bene, è giusto cercare di essere ottimisti per le prospettive del nostro paese.  Però è dura!  Un esempio?  Il merito.

Da tempo immemorabile in Italia si sostiene l’importanza civile, etica, ed anche economica, di  rispettare il merito, valorizzare il merito, far “trionfare” il merito. In contrapposizione a cosa? Alla raccomandazione, alle clientele, agli amici degli amici, al familismo, all’opportunismo spregiudicato, alla stessa corruzione.  Mali endemici nel nostro paese. Criteri di affermazione nel lavoro ai quali nell’epoca recente - dell’apparire e dell’audience - si sono aggiunti anche la “mediaticità” e l’aspetto puramente estetico.  E tale battaglia di civiltà era condotta in particolare da due tipologie di cittadini e di lavoratori (ci si passi la schematizzazione) : gli onesti e i progressisti. Gli onesti: cioè, i socialmente esclusi a causa dei criteri suddetti. I progressisti: cioè coloro che auspicavano e cercavano per la società una svolta civile, democratica, umanamente ed eticamente sana.  Per carità: a parole sostenevano il merito anche molti dei fruitori del suo contrario: con grande camaleontismo. Ma da quando il merito si è andato affermando, nei discorsi comuni come nella politica, diventando un punto programmatico ed affermato (troppo declamato?)  in ogni piano di riforma o progetto di rilancio di qualsivoglia settore della nostra società, non solo ha perso di appeal, ma è andato incontro a contestazioni crescenti. Ed in particolare, la contestazione è dominante in due tipologie di cittadini e di lavoratori: gli onesti ed i progressisti. Ma come? E sì, perché il merito – si dice – è niente altro che un modo per mascherare, e perpetuare,  il sistema della raccomandazione, corruzione, clientela ecc. ecc. ecc. . Anzi, il merito - la meritocrazia - è una forma nuova per accentuare la diseguaglianza e la discriminazione.  E allora? Qual è la strada?  Non vorremo mica teorizzare la superiorità etico/civile proprio della raccomandazione, dell’opportunismo, della clientela - politica, familiare o corruttiva!?  C’è una terza via? Sarà un limite intellettuale, ma non sembra di intravederla all’orizzonte.  Ed il dibattito sulla scuola e sulla sua riforma non si sottrae a questo drammatico dilemma.   Né alla drammatica sensazione che queste obiezioni, sempre più radicali, all’affermarsi del merito  (in cui crediamo, disperatamente crediamo!) non siano del tutto infondate.  Prendiamo il merito, lo pieghiamo alle ragioni – ed alle “tecniche” – della iniquità sociale ed etica, ed abbiamo fatto finta di svoltare in una nuova epoca.  Siamo capaci in Italia di creare un guasto simile?   Ai posteri l’ardua sentenza. Ma da miseri cittadini del presente possiamo dire che il rischio c’è. E allora?  Allora, diciamoci la verità. Non è del merito, che diffidiamo;  diffidiamo dell’Italia!   


Di Carlo Mari

Tutti i diritti riservati